
Che cosa fastidiosa. Mi siedo, mi infilano in bocca un boccaglio per non chiudere la bocca. “Se lei ha un’audizione canora a breve non facciamo l’esame”, mi dice il medico. “Può provocare una raucedine della durata di qualche giorno, in certi casi anche due settimane”. Ma io non ho nessuna audizione in vista, nessun concerto a breve.
“Vuole un valium?”
“Fa male?”
“No, non fa male… provoca solo un po’ di fastidio.. il valium lo vuole o no?”.
Alla fine il valium non lo prendo. Iniziano a infilarmi il tubo in gola. La gastroscopia. Vedo uno schermo che sputacchia immagini in diretta dal mio esofago. Non guardo. Mi sento soffocare. Poi mi ricordo la lezione di canto di ieri. Il diaframma, respira col diaframma! La postura! Apri la bocca sulle A e sulle I…. Sono attimi che durano moltissimo, che sembrano non finire mai. Apro la bocca, mi calmo, spingo col diaframma, mi concentro solo su di lui. L’esofago scompare, scompare anche il fastidio forte e tenace per quel tubo così grosso che mi scivola dentro e si muove e striscia. Come avere una serpe, dentro. Spingo col diaframma: boom, respiro, non mi sento più soffocare…poi la serpe si agita ancora, emi mozza il respiro ancora una volta… tossico, forte, mi tendo, poi … di nuovo torno a fissare con la mente il mio diaframma….mi ricalmo. Il test è quasi finito, gli attimi durante i quali mi sfilano da dentro il tubo durano qualche anno. L’esame è finito. Un trauma. Avere qualcosa che non è tuo dentro di te.
Queste lezioni di canto sono un pò come la piscina. una terapia per il dolore… quello silenzioso e infido che scivola dentro i giorni di chi sta crescendo. cantare è in primo luogo respirare. Ed è solo quando inizi a respirare, che ti rendi conto di avere smesso da tempo di farlo.






1 Commento
Febbraio 19, 2009 alle 10:15 pm
fuggiróooooooooooooooooooooooo
mai nessun mi costringerá
e tu.tu brutto disgraziato…potevi anche esser meno precisino nelle descrizioni una volta tanto!