la mia camera viola è esplosa. sommersa dai pacchi che annunciano il mio nuovo nevrotico trasloco, il quarto in un anno. ho paura che tutta questa roba non ci starà nella mia macchina, se avrò ancora una macchina, il prossimo fine settimana.
Dalle mie ormai storiche casse esce, a volume a prova di vicino vecchio e russante, il pezzo più famoso di Giuni Russo. E’ una canzone che sentivo a metà anni ottanta, quando ero ancora un bambino e andavo al mare con una mia zia, che mi sembrava allora grandissima, invece aveva meno di 25 anni.
questa canzone è dolce adesso. è piena del ricordo struggente di un mondo che non c’è più, che mi è scivolato dalle mani senza che me ne accorgessi.
Ma ha anche il profumo di una promessa, la promessa di tutto quello che mi aspetta nel prossimo posto dove andrò a stare (di nuovo, ancora, splendidamente e terribilmente, solo per un po’).
io non discuto l’opportunità di dare notizie sul papa. Ciò che il papa dice e fa , al di là di come la si pensi , ha sempre una rilevanza notevole, ed è doveroso che gli organi di informazione diano il giusto spazio.
Ma perché fare di quello che fa e dice il papa la prima notizia del primo giornale d’Italia?
Io li guardo i telegiornali francesi. Loro, il papa, non lo mettono nemmeno tra i titoli di testa, e ne parlano, certo che ne parlano, ma a metà giornale, tra le notizie della politica estera. E non mi sembra che questo indichi una mancanza di rispetto, o una scarsa considerazione dell’importanza dell’evento.
la ragazza recidiva, che prova un qualche piacere a sopportarmi, dice che il trasloco è uno dei traumi più forti nella vita di una persona. Ho capito adesso. In cambio della sua pazienza eroica, potrà studiare da vicino gli effetti che quattro traslochi in un anno inducono in un giovane quasi trentenne combattuto tra l’essere e il diventare.
Le comunità cristiano-valdesi esprimono solidarietà alla famiglia di Eluana anche in merito alla decisione del padre di mettere fine alla terribile vicenda che ha visto protagonista sua figlia.
Perché l’informazione italiana non dà, anche a questo modo di essere cristiani e di concepire la vita e la morte, uno spazio adeguato?
Roma è stata un’amante ruvida, bellissima, distratta, superiore a me in tutto. mi ha sorriso molte volte. Certi giorni, mi sorrideva talmente tanto, che pensavo si fosse presa una cotta per me. invece, il giorno dopo, tornava tutto come prima. mi salutava sbadatamente, quasi con stizza, come se la mia presenza là non avesse davvero nessuna importanza.
in effetti, è vero, le cose stanno davvero così. Il fatto che io stia qui oppure no, non cambierà in nulla questa città e il suo destino. Però, che bisogno c’era di sbattermi in faccia questa verità con una durezza così antipatica?
Andare troppo veloce. piantare un seme e ripartire. fare solo cose finalizzate. non perdere tempo. il tempo da perdere non c’è. riprendersi. ritornare. avere una città. odiare la Sardegna. Odiarla e volere scappare da lei. volerci tornare. le promesse, la religione, sapersi fermare, non avere nessuna voglia di farlo, volere andare in giappone, o in pellegrinaggio, o in sudamerica. amare cagliari. volere fare il giro della grecia in bicicletta.
chi viene con me?
il mare.
qui, ora, è andarsene.






3 Commenti
Luglio 15, 2008 alle 9:09 am
E’ uno degli STRESS più forti….e il segreto della mia pazienza è che mi pagano molto bene!!!! ; ))))
Luglio 15, 2008 alle 1:23 pm
Quando torni mio bel fanciullo??? Io ti aspetto qui, a braccia aperte, in questa Sardegna che è un forno accarezzato di tanto in tanto dal soffio fresco del maestrale…un’estate al mare-e-e-e!!!
Luglio 15, 2008 alle 11:19 pm
vengo io in bici a vedere la grecia, magari decidiamo anche di voler vedere gli altri posti ??? perdersi per trovarsi. quanto mi piacerebbe!!!