
per prima cosa l’odio. Sono i peggiori, i peggiori di tutti. Hanno la vaga sensazione di avere fatto qualcosa nella vita, solo perchè hanno (magari) vinto un concorso di peso, o perchè fanno una professione che fa figo dire che la si fa.
fa così figo che mentre ti parlano e sgranocchiano il loro cazzo di biscotto, affettano l’aria con coltellate di sufficienza. Parlano solo per dare altra aria alla loro boria, per trovare un’altezza che dia una qualche dignità alla vomitevole incapacità di vivere senza dovere costantemente ribadire il proprio successo.
Usano quest’arma della carriera per tentare di umiliare i propri interlocutori uomini, oppure per fare colpo su qualche donna abbastanza disperata da accettare di sottrarli alla loro vita sessuale infintesimale.
Mentre sgranocchiava il biscotto e mi guardava dall’alto al basso – anche se era più basso di me – io me lo chiedevo di continuo: chissà se tromba questo qui !?
Ma ero buono mentre lo guardavo. Ero ubriaco anzi. E quando sono ubriaco la mia filanotropia va alle stelle, come la mia voglia di andare oltre i confini stretti e bugiardi delle condotte per bene.
Io però, se proprio ci penso bene, a mente lucida, io li odio questo tipo di sfigati. Sono dannosi peggio della malaria. Votano IDV e non hanno mai ascoltato un cazzo di disco decente. Sono e si sentono soli, che non capiscono che c’è e ci può essere solo una sorda e tagliente solitudine in tutta la loro pacchiana ossessione di ribadirsi ostentando questa presunta o vera eccezionalità.
Se nel mondo si fanno genocidi e stragi, furti e delinquenza è per la sussistenza permanente di questo tipo represso, sfigato e psicologicamente fragile di classi dirigenti.
malumore controllato_uno. Oggi, mentre andavo al mio ennesimo archivio, noto che la portiera della mia macchina era leggermente curva. Mi avvicino a lei e noto che le mie cose che ci avevo lasciato dentro erano sparse dappertutto. un vecchio lettore cd protatile, il libretto di circolazione, due paia di auricolari, un biglietto per il concerto di stefano bollani, una cartina di roma, la locandina di un concerto, pacchi di fazzoleti.
Non c’è un cazzo da rubare nella mia macchina, coglione.
Ho rimesso la portiera a posto e me ne sono andato in macchina. (due anni fa non avrei saputo rimettere bene al suo posto la portiere, ma ora son esperto: è la terza volta che qualcuno entra nella mia macchina e prova a portarsi via lei o le cose che ci stanno dentro).
malumore controllato_due. un funzionario pubblico di quelli che brunetta farebbe bene a mandare affanculo. di quelli che stanno là a non fare altro che a rompere il cazzo alla gente con cavilli in burocratichese che hanno lo stesso senso dell’esistenza di chi li pronuncia o li difende.
insomma questo qui viene e mi dice:
“non ha capito cosa le sto dicendo. l’italiano lo capisce, anche se viene da Cagliari?”
Io son rimasto educato. Non gli ho detto che lui non parlava italiano ma un romanaccio del cazzo. Non gli ho detto che le sue elucrubazione burocratiche poteva usarle per stimolarsi quello sguardo da decerebrato con cui mi fissava.
GLi ho fatto capire che lui non aveva capito un cazzo.
Che se anche ero sardo io in italiano, gli faccio un culo cosi.
malumore controllato_tre. il caldo soffocante trasteverino. morire su un documento. toccare un foglio firmato emiliolussu. ma che ne volete sapere voi di questo inferno?






3 Commenti
Luglio 11, 2008 alle 7:34 am
Eh però beato…toccare un foglio firmato Emiliolussu!
Luglio 11, 2008 alle 8:59 am
un foglio tascurabile… nulla di così rilevante…..
Luglio 11, 2008 alle 4:04 pm
di al cazzone romano di imparare prima l’educazione, poi l’italiano e dopo a non far incazzare un sardo….ah ah ah grande jemp grandissima lezione di civiltà non so se sarei stato capace di trattenere un piccolo insulto o almeno se ero molto di buon umore una piccola frecciatina burina verso quel troglodita