Giugno 20, 2008...2:08 pm

Patton-Zu. degli Artisti Circolo Roma. 2008 giugno 19

Salta ai commenti

Sforzatevi di immaginare il limite più estremo della musica estrema. Provateci anche se siete tra quelli che quando esce un articolo su Vasco Rossi che titola “il vero rock italiano” voi pensate che sia vero.
Provateci anche se pensate che Ligabue abbia qualche cosa a che fare col rock, e provateci anche se pensate che Silvestri e il rock abbiano una qualche lontana forma di vicinanza, e perfino se lo pensate di Biagio Antonacci e perfino – oh cazzo cosa sto per dire – che rock lo siano anche gli Istentales.

Cioè, anche se non avete mai veramente ascoltato rock, provate lo stesso a pensare a cosa ci sia oltre ciò che quella merda di rotocalco da rincoglioniti che è Lucignolo su Italia Uno definisce rock estremo: cioè oltre Marylin Manson - che è demoniaco quanto un gattino che miagola sotto la pioggia – oppure i Sepultura che hanno (avuto) una possanza elegantissima che farebbe invidia a tutta il volgare perbenismo della tv italiana cocainomane.

Provate a vedere oltre il muro di idiozie con cui si definisce e si sbologna la musica oggi (e ieri). AL confine più estremo delle lande più decentrate di tutto quello che è assurdamente rumoroso ci troverete mike patton. E un metro oltre mike patton che suona con gli Zu.

ieri, io, in questa estrema landa del suono e del rumore ci sono stato. Erano le 23, faceva un caldo da morire in quel fottuto circolo degli artisti. Dopo un dj set che ha accelerato la digestione della mia già parca cena, l’attesa di vedere una delle mie voci preferite di sempre in assetto pro-sommossa tendeva a diventare insopportabile.

Qualcuno prima di fondere per la calura ha preso a fischiare, qualcun altro gridava “buffoni, uscite“, un altro “Mike Pattume dove sei?“. Io ridevo, un po’ sorridevo, un po’ mi stufavo.
Dopo un’attesa troppo lunga dal backstage arriva sul palco una donnaccia con vestito rosso, due occhiali enormi, una parrucca (bionda mi pare).

E’ alta un metro e quaranta, grassa, troppo grassa. E Le braccia, le braccia sono troppo grosse per essere quelle di una donna. Prende un microfono. Alza le braccia. Ci guarda. Da dietro spunta Patton che ride, e una folla di altra gente che sogghigna, son tutti sudati.
Ci sono anche gli Zu. Ma restano tutti dietro.

La donna inizia a levare questo vestito del cazzo, si toglie la parrucca, gli occhiali.
Porca puttana! urla qualcuno.
sotto quel travestimento ci troviamo Denny De Vito. E’ ubriaco – forse – barcolla un po’. Urliamo e applaudiamo. E’ pieno di metallari e i rutti non mancano. E’ un’ovazione. Lui si svena per noi.
“worderful girls and worderful boys” grida al microfono “mike patton and ZU“….

ed è così che inizia lo show dei nostri 4 cazzoni del più estremo limite valicato.

Che vi devo dire.
GLi zu, dentro Patton, si asciugano e si ingrossano. Non sono quelli che ho visto qualche anno fa. Perdono qualcosa della loro vena più jazzistica e guadagnano molto in quella metal e noise. I

l batterista è letteralemente un genio, anche se in questa sua nuova veste più metallona, la sua genialità è meno evidente di quella che ho visto nel live solo Zu. Però, la sua tecnica e la sua presenza scenica sono comunque qualcosa di assoluto.

IL sax è sempre sotto col volume. Viene fuori a tratti. Ma comunque da suono ad un bestione di musicista e sostegno alle parti vocali di patton. Da vocale lo strumento si fa pure ritmico, e spesso si riempie di cose – microfoni, mani, congegni, che Patton ci infila dentro per ottenerne il nostro delirio.

Il basso sembra la voce di un dio. Suona come otto bassi e dieci chitarre. Pervade tutto. Un degnissimo compagno di una fortissima batteria.

Patton urla e rumoreggia. inventa, improvvisa, suda, si dimena, urla ancora, vocalizza, sale, digrigna.

Non ho idea di come cazzo faccia.
Non è molto diverso da quando l’ho visto con i Mister Bungle. Solo un attimo più estremo. Mai pulito, sempre fosco, cupo, grosso, oppure ostilmente alto, lungo. Una voce ubiqua.
Una voce totale.

Il respiro va via. Le teste si muovono, su e giù. Metallari del cavolo.
Ma non è numetal questo qui. è ultra-metal oppure ultra-jazz, oppure ultra-noise. La canzone non esiste più, destrutturata in trame che non prevedono ritorni. La melodia è bandita, così quando un suo frammento si inerpica sui muri assoluti che i nostri quattro tirano su, la gente se la beve come fosse la quintessenza del pop.

Ma è sempre un inganno: questi sono pazzi e ci conducono dritti dritti nelle estremità più allucinate della decostruzione metal. Il respiro manca, anche perchè fa caldo.

Alla fine si lasciano andare un po’ all’improvvisazione, al sudore, alla fatica.
Alla fine ce ne andiamo così, scossi, sballotati.
“Che roba era?”
“Non lo so fratello, però cazzo era una bomba”.

attenzione prima. attenzione questa non è una recensione o un live report di quelli che fanno gli esperti di musica. Abbiamo ridotte capacità cognitive e non saremmo mai in grado di scrivere tutti quei paroloni e citazioni che sarebbe d’uopo usare se questa fosse davvero un liver report.

attenzione seconda. attenzione presto video e foto dell’evento.

1 Commento

  • non so cosa scrivere quindi lascio un commento solo per dirti che ti leggo e perchè so che piacere fà ricevere i commenti sul proprio blog.
    personale: ti ho chiamato nel viaggio di rientro da lavoro ma quando mi hai fatto uno squillo non potevo, cmq ti chiamo uno di questi pomeriggi
    ciao caro


Lascia una Risposta


  • Meta

  • Se non usi Linux sei una Pippa…