Maggio 20, 2008...11:14 pm

sogni e incubi

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incubo uno.
“ma guarda che casino! vivi circondato dal disordine, libri, chitarre, mutande, il posacenere pieno di cicche, appunti, cazzo ci sono appunti dappertutto”.
“mmmm?”
“eppoi guarda qui, ci sono i conigli sotto il letto … ma quando pulisci?”

sogno uno incubo due.
sono in ritardo. cazzo se sono in ritardo. Lucia l’ho conosciuta alla festa di Matteo. Non è bella come Simona, ma bacia benissimo. Erano secoli che non trovavo una che baciava così. Dà di qui baci là che spazzano via il tempo, che non ti accorgi dove sei o chi ti guarda.
mentre provi ad infilarle le mani dappertutto.

Poi le ti scansa, con quel sorriso da donna-bimba – urlante, ululante, sirenaico, se si può dire.
Lei ti scansa, e ti dice, con un filo di voce – un filo di voce amaranto, che ti strappa via dal fondo di barile di corpo che hai anche l’ultimo spasimo di desiderio, e lo concentra su di se.

Proprio con quel filo di voce, ti dice: “devo andare”.

Se ne va. Guardo l’orologio. E’ tardissimo. La mia vita brulla e umidiccia mi riscivola addosso.
Cazzo, oggi alla prima ora c’è Lui.
Sono in ritardo.
In ritardissimo.
Oggi alla prima ora c’ho Niffoi.
Entro in classe.
“Buongiorno, scusi, il tram ha fatto tardi”.

E’ tardissimo, sono imbranato. Sbatto sul banco di Giovanni, sempre in mezzo. Giulia sghignazza di me. Sento lo sguardo al coltello del prof. che mi scava la schiena, la nuca, le cervella.
Non faccio neanche a tempo a sedermi, che mi riacchiappa tirandomi per il nome.
“Vieni alla lavagna” scandisce con quell’italiano ristretto da un distillato d’accento made in barbagia.

“Hai studiato il capitolo sulle purezze?”
Oh cazzo. No. Non l’ho studiato.
E’ la fine, stavolta mi bocciano. Siamo a maggio.
stavolta i miei mi uccideranno davvero.
Non l’ho studiato il capitolo sulle purezze.

sogno due.
perché ti ostini a voler essere consapevole? perchè anche adesso – cazzo è mezzanotte e mezza! – ti rompi la testa con questa paranoia pazzesca?
io ti ho conosciuta inconsapevole. eri bella quando eri inconsapevole, e io non avevo la barba e avevo tutti i capelli.

è passato tanto tempo. ma poche cose sono diverse. poche cose importanti. il peso delle convenzioni, ad esempio. Il peso delle convenzioni nella tua vita. E’ aumentato.

Questa maledetta smania, questa follia di dovere essere come i nostri genitori vorrebbero, come vorrebbe il buon senso, come vorrebbe la società.
eppure sei tu che mi hai insegnato che la felicità di una persona la puoi misurare, calcolando lo scarto che c’è tra i suoi sogni e i progetti pensati per lei dagli altri.
E quando mi hai detto queste cose hai anche aggiunto, quasi sospirando: “mi sembra quasi impossibile che una persona sana di mente possa desiderare davvero di diventare ciò che questo mondo ci chiede di essere”.

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