Aprile 10, 2008...6:09 pm

Pensieri intorno alla morte

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uno.
Bisogna morire per tornare in vita. Ormai l’ho capito. E infatti anche questa volta sono morto. Ogni volta che parto, muoio.
Ma da un pò di tempo il mio non è più un partire, è sempre un tornare. Torno sempre da qualche parte, a fare qualcosa.
Torno in vita ad esempio. Le mie morti sono sempre dure, determinanti, ma servono.
Servono a scuotere il fatalismo che mi prende a volte e che pesa, pesa come un elefante.

due.
Dopo essere resuscitato ho iniziato a girare per Roma con la macchina fotografica. Erano mesi che non usavo più la macchina.

tre.
Ho scoperto il deserto. “Nell’assoluta semplicità del deserto tutto ha una ragione cristallina”.

quattro.
Morire vuol dire perdere il senso di quello che si fa. Non conoscerne la ragione, o il motivo. Cercare di vedere se ciò che c’è ha un senso anche per noi e non solo per gli altri, se corrisponde anche a quello che nell’intimo vogliamo, e non solo alle aspettative che su di noi hanno gli altri, la società, la famiglia. Cerco di vedere a volte se anche il mio desiderare è costruito o indotto.
Cerco il senso appunto di quello che faccio. Quando non lo trovo muoio.
Vivo il deserto.
Una santa che non mi ricordo il nome, per metaforizzare il fatto che avesse perso la fede, disse “è come succhiare un chiodo”.
Una roba del genere.
Cerchi il senso e non lo trovi.
Allora cerchi conferme negli altri: è quello è come mettersi la corda al collo da soli. C’è gente che costruisce cose molto grosse in base alle conferme altrui.
Ma io non voglio.
Meglio nulla, piuttosto.

cinque.
In tutto questo esistono due tipi di persone che sorridono sempre.
Il primo tipo sono quelli dei manifesti per le politiche: ridono tutti, con la giacca in spalla, o altri gesti friendly così.
Ma che cazzo avranno tanto da ridere?
Il secondo tipo sono quelli che son sempre allegri, felici, che ti danno pacche sulle spalle, che giocano a fare quelli che non crollano mai.
Mi mettono in crisi a volte, perchè penso che io sono debole, che non ho tenuta, che non ho la stoffa. Invece vaffanculo. A volte ci vuole un pò di tristezza e una sana voglia di starnese a curarsi le ferite.

sei.
Esistono anche quelli che ci godono ad essere tristi. Ma quelli non conrano, li lascio perdere. Mi fanno incazzare troppo.

sette.
secondo questo giochino morirò l’11 febbraio 2056. Provate a sapere quando morirete voi.

n.b.
la frase virgolettata non è mia.
è del romanzo che sto leggendo ora.
Si chiama “Il viaggiatore notturno”. L’ultimo romanzo di Maurizio Maggiani.
Provate a vedere l’effetto che fa.

7 Commenti

  • minchia a me ha detto che muoio il 30 agosto 2048, ti tocca venire la mio funerale, scusa ma mi tocco.

  • ahahaha cesss bisogna ammettere che fare il giochino fa una certa impressione… no? ahahah

  • Che gioco macabro!!!!
    Allora…io dovrei passare a miglior vita il 20 novembre 2052. L’autunno mi piace molto però sono un pò preoccupata….
    come farai a sopravvivere in quei quattro anni???
    ahahahahahhahahahahahahahah

  • farò il saggio barbuto in una comunità hippye, dando suggerimenti di vita e raccontando vecchi aneddotti di un mondo scomparso a giovani ragazzi adoranti… ahahahhahhaa
    nel 2056 mi seppelliranno accanto a te, sotto un salice gigantesco.

  • che bellini!!!! sembrate due fringuelli macabri e un pò hippye.

  • io non lo faccio! Besosssssssssssssssssssssssssss!!!

  • accanto a te? sotto un salice gigantesco???

    hihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihihhihihihihihihihihihihihihiihihihihihihih


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