Poco importa che Iggy Pop esploda da queste casse-cornacchia, a dare un contorno di furore ad una stanza ombrosa, con le pareti ancora bianche – segno visivo-non-tangibile – della mia ennesima provvisorietà qua dentro. Poco importa, o forse importa moltissimo, visto che un arpeggio come quello di beside you, lo sto cercando da secoli dentro le corde della chitarra, e ultimamente anche dentro un synth alesis, però bo. una cosa così efficace non mi è ancora venuta tra le dita.
Infondo, mi sono calmato solo dopo che ho capito che stavo cercando un suono, un rumore che desse continuità a queste giornate che sembrano spiattellarsi l’una sull’altra senza un senso vero, grondando tutta quella precarietà che adesso sembra essersi concentrata solo sui bradelli di esistenza abruzzesi.
e questo suono, prima lo trovi e poi lo perdi di nuovo. adesso, ce l’ho e a volte non so che farne, a volte lo ascolterei per ore. a volte lo userei per capire tutto, come una specie di lente attraverso la quale guardare ogni cosa, per poterla interpretare meglio.
Sì perchè, è inutile provare a capire cosa vuol dire stare dodici ore dietro un suono, e sentirsene addosso due, di ore. E’ inuutile provare a capire cosa vuol dire dipendersi vicendevolmente, e provare il brivido di essere ancora liberi. E’ inutile se non l’hai mai fatto/provato.
Poi c’è una canzone. Una di quelle che quando la senti ti fa pensare ad una persona, a quella persona lì. E’ questa canzone qui, adesso, che troneggia su tutti gli altri ascolti e che quando sarò vecchio (cioè mai) mi ricordera la pioggia che non finisce, un muso che ondeggia, un sorriso ostinato e una cascata di cose fatte e da fare. together.
vi lascio col mio suono, scovato nella cantina della mia incoscienza, quasi due anni fa. buon videoascolto










